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La storia e il territorio della parrocchia

Il territorio del Comune di Farà Sabina in cui la nostra parrocchia è inserita, certamente riflette nella sua morfologia le fasi di sviluppo della storia nazionale.

Dall'alto medio evo ad oggi la storia ha lasciato le sue evidenti tracce nel differenziato aspetto architettonico e assetto urbanistico degli insediamenti nati nelle diverse epoche. Dall’eremitismo orientale al monachesimo benedettino, passando attraverso l'incastellamento, l'imborghesimento, la nascita del salariato, fino all'inurbamento di una società post-industriale che ha come sua nota costitutiva l'estrema mobilità e l'amplificazione del terziario. Anche i paesaggi interiori degli abitanti sono vari e la nostra gente ne ha acquisito i caratteri.

Queste precise epoche storiche hanno lasciato il segno non solo negli insediamenti umani, villaggi e paesi, ma bensì profonda traccia nei caratteri, per così dire, culturali della gente che li abita. In pochi chilometri possiamo ripercorrere, da Farfa a Passo Corese, almeno quindici secoli di storia.

Lo splendore antico del monachesimo benedettino e l'imponente opera di civilizzazione, dalla caduta dell'Impero Romano, fino a tutto il feudalesimo è testimoniato dalla gloriosa Abbazia di Farfa. Il piccolo borgo conserva tutta la sua vetusta nobiltà d'animo e l’orgoglio della sua creativa laboriosità. La gente è ancora in prevalenza dedita all'artigianato ed al commercio, come un tempo la piccola società commerciale lo era al mercato-baratto delle fiere medievali.

L'antica Fara longobarda, nata sul colle che domina due valli, quella del Farfa e del Corese, fino a raggiungere la piana del Tevere, conserva un aspetto fiero, ingentilito dai palazzi gotici e rinascimentali, che corrono solidali a schiera serrata di qua e di là delle viuzze e dei vicoli. Conserva, nel carattere della sua gente, la consapevolezza del superbo passato, e la diffidente difesa  nell'incastellamento. Ora l’ultimo bastione da difendere legittimamente è un diritto acquisito nei secoli d'essere il capoluogo di comune. La popolazione, oggi molto esigua di numero, è un po' diffidente della novità e alla naturale riservatezza aggiunge la difesa della quiete che ben sa essere il valore aggiunto tanto ricercato da chi viene a ristorarsi e rigenerarsi dal caos della Città.

Coltodino è un piccolo borgo, nato come Corese Terra e Canneto dall'insediamento dei contadini e dei mezzadri intorno alle ville o casolari di campagna della borghesia terriera, dei grandi proprietari terrieri, per lo più migrati, in tempi di tranquillità, dalla Fara verso il nuovo borgo. Questi formarono comunità umane molto più socializzate e cementate da vincoli di collaborazione, mutuo aiuto e spesso di parentele allargate, casati. La classica società contadina strutturata da una rigida scala sociale mutuata dal feudalesimo, ma molto coesa, con forte senso d'appartenenza e interdipendenza. Una società familista di cui ancora riconosciamo i caratteri. Se vogliamo parlare in senso proprio di "paesanità", anche qui, nel bene e nel male, occorre riconoscere che paesi veramente tali sono non di più di questi tre sunnominati nel territorio.

Talocci, Borgo Quinzio, Prime Case sono formazioni di insediamenti molto più tardivi e prevalentemente sono formate dal salariato contadino, edile, artigiano. Una popolazione operaia, pendolare, che solo l'ideologia ha unificato, non ha profonde tradizioni. I legami solidali, all'interno della contrada operaista e contadina, come nel caso di Talocci, sono molto vivi. I braccianti di una volta sono diventati una popolazione molto attiva e prevalentemente artigiana

Passo Corese è nato, non per caso, alla confluenza fortunata di una ferrovia, una strada statale, una provinciale, come poteva nascere, qualche tempo prima, intorno ad una stazione di posta del cambio dei cavalli, una piccola borgata. Dalla dogana, al maniscalco, alla piccola locanda, all'Ospedale, alla stazione dei Carabinieri, alla ristorazione. Ancora oggi la sua espansione demografica deriva prevalentemente dalla “fortunata” posizione geografica. Nata dalla mobilità, vede accentuare questo suo nativo carattere nell’era della post-modernità. La nostra contemporanea civiltà esige il movimento di grandi masse non più solo, come è stato all’origine della nostra frazione di gente proveniente da tutte le Regioni d’Italia, ma oggi da tutti i Continenti. La sua accentuata prossimità a Roma la rende appetibile sia per chi cerca maggiore tranquillità della metropoli sia per chi, pur avendo lavoro nella Capitale, cerca fitti più ragionevoli da noi. Quanto appare oggi più moderno e più evoluto segue le stesse logiche dell’antichità preromana più remota. Cures era alla foce di due corsi navigabili fino al Tevere. La confluenza di queste vie d’acqua rendeva agevole non solo la produzione di risorse dell’agricoltura e della pastorizia, ma anche la commercializzazione dei prodotti che, più tardi e per secoli, dal piccolo porto fluviale di Cures (l’attuale “cava di Bianchi”) arrivavano agevolmente a Roma.

Qui la nostra parrocchia…

Il primo atto "storico" della nostra parrocchia è quello documentato tardivamente, con decreto prot. N.200, datato 10 aprile 1951 del Vicariato di Roma, riguardante il battesimo di Lautizi Gino, nato in Passo Corese, il 9 febbraio 1901 e battezzato, nel marzo dello stesso anno, a Passo Corese. Chi saprà mai da chi fu battezzato quel primo figlio della nostra Comunità o se addirittura fosse il primo, chi lo sa? Don Rodolfo Mancini registra scrupolosamente il Decreto di Roma, nel registro dei battezzati al n.66 del 1951, ma si preoccupa di riportarlo nel risquadro di copertina del nostro Liber Baptizatorum volume I. questo primo volume parte col primo atto regolare di battesimo dal "Anno Domini millesimo nongentesimo sexto (1906) die vero secunda mensis Decembris" che porta la firma, come per i successivi tre i anni, fino al 29 agosto del 1909, di "lacobus Nini Cappellanus huius Ecclesiae S. Familiae... Stationis Pharae in Sabinis"... Il primo cappellano, il primo titolo della nostra parrocchia, il primo nome di Passo Corese!

I cognomi che ricorrono più frequentemente, in quel primo registro redatto con invidiabile calligrafìa, sono De Paolis, Brugiotti, Brucchietti, Giammaria, Meschini, Mancini, Allegrini, Biagioli, Proni, Franchi, Tocci, Conti, Manili, Giustini, Massimi, Massimiani, Ottavi e li abbiamo nominati quasi tutti, perché tra il 1906 ed il 1909 furono battezzati, dal ministero e per le mani di don Giacomo, trentanove bambini. I luoghi di provenienza delle loro famiglie: Fara Sabina, Rieti, Poggio Moiano, Gavignano, Stimigliano, Cantalupo, Capradosso, Castelnuovo di Porto, Torrita Tiberina, Rocca di Canterano, Torricella, Pratoianni, Allerona, Toffia, Ricetto, lenne, Orvieto...

Segue, nelle registrazioni del nostro primo volume dei battezzati, alla firma del suddetto don Giacomo Nini, quella di don Coniglio (?!) Economo Parroco che registra, per l'anno 1910, dodici bambini, con una grafia molto meno solenne e dignitosa del suo predecessore e dopo il timido, molto primitivo tentativo di usare un dubbio latino, comincia le sue stringate registrazioni in italiano fino al 9 giugno del 1912. Dopo il nostro caro confratello comincia una serie di firme di Padri Passionisti, fino a Padre Stefano il quale permane nel ministero di Cappellano fino all'agosto del 1913; gli succede Padre Bartolomeo, ma più a lungo Padre Antonino, fino al 1917. In totale i bambini battezzati, nell'arco di questi undici anni, sono 114.

Il secondo volume del Registro dei Battesimi si apre con una novità, il timbro circolare della Parrocchia non dice più "Paroecia St. Crucis, Stazione di Farà Sabina", ma finalmente "Paroecia Sanctae Crucis, Passo Corese". Dopo Giovanni Imperiali, Antonio Donati, Giovanni Battista Maria Canto Ceroni, Anselmo Vecchi, Massimi Augusto, compare il nome di don Goffredo Calzolari che registrerà i battesimi dal 15 gennaio del 1922, al 28 maggio 1944.

Nei suoi ventidue anni di ministero, don Goffredo battezza ben 610 bambini. Per capire ciò che accade in questo ventennio nel nostro paese seguiamo l'andamento demografico:

  • nell'anno 1922 battezzati 24 bambini;
  • nell'anno 1925 battezzati 18 bambini;
  • nell'anno 1928 battezzati 25 bambini;
  • nell'anno 1931 battezzati 20 bambini;
  • nell'anno 1934 battezzati 23 bambini;
  • nell'anno 1937 battezzati 36 bambini;
  • nell'anno 1940 battezzati 42 bambini.

Favorito ed ampliato il fenomeno dell'immigrazione anche da altre regioni in quanto sia il potenziamento delle suddette arterie viarie, ma soprattutto la creazione delle autostrade la pone al crocevia di tutto il traffico via gomma nord-sud-est e via rotaia, a pochi minuti da Roma. Come è stato per la sua nascita, anche per il futuro il benessere e lo sviluppo di questa comunità dipenderà molto dal saper valorizzare questa fortuna geografica. Inconsapevolmente ho usato un termine, "comunità" assai improprio allo stato attuale e questo è il "punctum dolens" di tutta la vicenda successiva.

Può essere stato vero agli inizi del secolo che, nella piccola contrada, tra le famiglie dei "pionieri", coraggiosi protagonisti di una stessa avventura, ciascuno per propria parte e per interesse familiare, si sentissero d'essere una piccola comunità; animati tutti da un medesimo spirito imprenditoriale e da gran voglia di lavorare.

Voglio nominare, ad una, ad una, quelle famiglie e quelle singole figure di capi famiglia, che sono entrati, in così poco tempo, quasi nella leggenda come i veri battistrada e quasi i pionieri. Non si farà, essendo pochi, una gran fatica e servirà a rendersi conto di cosa fosse, all'origine, in un passato ancora prossimo il nostro paese. Ma soprattutto il confronto con l'oggi ci farà consapevoli che lo spaesamento ed il senso di estraneità è più un fatto fisiologico o "caratteriale" che intenzionale. Le famiglie ed i personaggi dei primi del secolo sono:

  • Agamennone Achille ristoratore e negoziante;
  • Tranquilli Settimio e Innocenza, macellai;
  • Ferretti, caciaro;
  • Ficola, caciaro anche lui;
  • Brugiotti, carrettieri, per trasporto e movimento terra ed anche ristoratori;
  • Mazzoli, gestore di bar e spaccio alla stazione FF.SS.;
  • Galletta, fabbrica selle, basti e finiture per cavalli;
  • Monaci, (non ha discendenti qui da noi) gestore di consorzio agricolo;
  • Sacchetti, artigiani ebanisti di famiglia da Fara in Sabina;
  • Narcisi, meccanico;
  • Caprioli, fabbro;
  • Traversa, ricchi proprietari terrieri da Farà Sabina;
  • Brucchietti, contadini e mezzadri presso la proprietà Traversa;
  • Fredda, commerciante;
  • Proni, operaio;
  • Giustini, operaio;
  • Gamberoni, operaio;
  • Lorenzetti, operaio.

I bambini di allora, oggi anziani, ricordano i loro viaggi, per andare a Scuola la mattina, per le strade polverose, in carrozzone trainato dai cavalli del Centro Militare di Cavalleria. Casolari di campagna sulla collina (Campotosto) coltivata a foraggio o frumento e botteghe artigiane e spacci, a ridosso Stazione della ferrovia e la SS. Salaria, più giù, sulla piana, lungo il Corese. All'inizio del secolo e per i primi decenni, Passo Corese era tutto qui. Questo microcosmo commerciale a artigiano che punta e scommette tutto sull'espansione e lo sviluppo della collettività, alla prova dei fatti non ha sbagliato, se si pensa che, in tempi di crescente crisi demografica, il paese oggi conta ottomilacinquecento abitanti. La sua identità sociale e lavorativa è rimasta fondamentalmente commerciale e artigiana, ora quello che emerge di più è l'incremento-esplosione del terziario, vista la vicinanza con la Roma burocratica, ministeriale a pochi minuti di macchina e di rotaia e considerati i più bassi costi di vita rispetto alla Capitale.

La Chiesa, in questo primo periodo e fino alla vigilia della grande guerra, è la guida spirituale e morale.             Don Calzolari è un prete già anziano e si muove con difficoltà sull'asino, è anche malandato e dalla salute fortemente compromessa. Cura questo piccolo borgo che cresce nella piccola cappella sita ove attualmente c'è l'edicola della Madonna del Divino Amore, in via Garibaldi, distrutta dai bombardamenti durante l'ultima guerra. La figura di questo bravo prete si tramanda alla memoria, come quella di un pastore sollecito e buono. Vive, in povertà, della carità della gente anch'essa per lo più povera o comunque molto attenta ai propri bisogni. Cura molto la preparazione dei pochi bambini. I battesimi che amministra negli ultimi anni sono il segnale di una crescita evidente del paese che si raddoppia nel decennio degli anni trenta.             Il prete dignitoso, in quei tempi, è colui che, in mezzo alla sua gente, amministra onestamente i mezzi di grazia dei sacramenti; con pie devozioni coltiva i buoni sentimenti e la rettitudine di vita della sua gente.

La guerra distrugge la piccola chiesa di via Garibaldi. Cosa succede in quel breve passaggio dalla piccola cappella e la chiesetta edificata sulla collina, attuale abside della Chiesa due volte ampliata, in fasi successive? Come fu acquistato il terreno dai Silvestri? Come passò di proprietà senz'atto notarile quello di via Garibaldi ed ora dopo i "si dice sia di Silvestri"? Come sia stato destinato dal Comune a minuscolo e tanto improbabile "parco verde"? Fu una permuta tra i due fondi? E' probabile, ma niente è certo e documentato di quella transazione.

 

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